CHIAMATA PERSA

“Sconosciuto”.
Non si accettano caramelle da quegli individui, figuriamoci se si risponde a un numero mai visto prima. Il lampeggio del display faceva ancora più risaltare l’irritante ronzio del telefono sulla sua scrivania, impedendogli di concentrarsi.
Il cellulare danzò impaziente per quasi trenta, interminabili secondi, girando su se stesso in senso orario sospinto dalla vibrazione fino a terminare la sua corsa spostato di quasi novanta gradi rispetto alla posizione originale.

sconosciutoStaccò lo sguardo dal monitor, dove lo attendeva al varco un dettagliato riepilogo di entrate e uscite di un rendiconto finanziario, per accertarsi che il supplizio fosse finalmente terminato. “Celle di Excel. Cell, come cellulare. Celle. Avevo già capito di essere in prigione, non c’è bisogno di farmi innervosire ulteriormente. Soprattutto quando sono impegnato con i miei bilanci”, pensò spazientito.
Controllò con stupore il numero corrispondente alla chiamata persa. Doveva essere sconosciuto, eppure alla fine si era materializzato beffardo davanti a lui.
Non era naturalmente compreso tra i suoi contatti e non aveva nulla di familiare, a cominciare dall’inusuale lunghezza: solamente quattro cifre.
“4242? Assurdo. 42, come la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto nella Guida Galattica per Autostoppisti di Adams. Lì, però, era 42 e basta. Qui è ripetuto due volte. Non può essere un privato. Sembra un numero verde o di emergenza.
Ma che roba è?”, si domandò incuriosito.

La notifica lampeggiante sul display gli ricordò un’incombenza a calendario.
“Compleanno papà”.
“È vero, era oggi. Adesso non ho tempo, devo far quadrare questi maledetti costi e ricavi”, concluse tra sé e sé.
“Domani vado a trovarlo, dai. Capirà. Così, già che ci siamo, gli chiedo se può pagarmi lui quella multa. Sembra un do ut des, lo ammetto, ma non è così disdicevole”.

Decise di ricomporre l’ultimo numero in memoria.
La soluzione al dilemma era lì, a portata di mano. E non intendeva lasciarsela sfuggire.
“Messaggio gratuito. Il numero da lei selezionato è inesistente o momentaneamente non raggiungibile. La preghiamo di verificare e riprovare più tardi”.
“Lo sapevo. Deve essere uno di quei call center che ti propinano a ripetizione contratti per l’ADSL. Strano, però. E poi nel registro chiamate effettuate compare 4243, ma io ho richiamato il 4242, cazzo. OK, torno a lavorare”.

Si immerse a testa bassa nell’acqua gelida dei freddi numeri, in cerca della formula perfetta per chiudere il mastrino in pareggio e la giornata in bellezza.
Persino la glaciale impassibilità delle cifre può tramutarsi all’occorrenza nel calore di una comoda routine in cui crogiolarsi.
Sì, tutto fa brodo quando ci si cucina il minestrone di un’agenda scoppiettante e piena di impegni, da sbandierare quotidianamente a se stessi e agli altri come alibi perfetto per rifuggire domande irrisolte.

Image“Dunque, SE A4 = B4; … No. Non va. Curioso. Anche qui, tra questi conti, i SE non funzionano.
Li ripercorri avanti e indietro, vai a caccia dell’errore, provi a cambiare il segno alla tua esistenza e tutto quello che ti ritrovi in mano è una cella con riferimento circolare che non ti porta da nessuna parte. Tutte le strade dei “se” conducono a un circolo vizioso.
Forse perché qui, tra queste formule di Excel, non puoi mettere l’accento sulla e per ritrovare il “sé” perduto. Cazzo, sto delirando. Ho bisogno di ferie. Natale è tra poco, per fortuna”.

Bzzzz. Bzzzz. “Sono così rintronato dalla partita doppia che sembra mi sia sparato una partita d’oppio. Non ho nemmeno sentito arrivare le signore delle pulizie in ufficio. Questo deve essere l’aspirapolvere al piano di sotto. È già così tardi? Devo sbrigarmi”.
Bzzzz. Bzzzz. Di nuovo, quel maledetto ronzio.
Sentì chiaramente tremare la scrivania sotto i colpi di una vibrazione esasperante a lui fin troppo nota. Era ancora il cellulare, maledizione.
Si avventò sul tasto “Rispondi”, ma non riuscì ad arrivare in tempo.
L’ennesima chiamata persa. L’ennesima occasione persa.

“Sei ancora tu?”, pensò ad alta voce.
4243. Simile al numero originario, ma aumentato di uno. E uguale a quello composto poco prima per richiamare. I conti non tornavano neppure lì. Serata pessima, per la matematica.
E non era questione di opinione.
Image“Niente da fare. Torniamo al file, che è meglio, come direbbe Quattrocchi. È il puffo più indisponente, ma è saggio: ha gli occhiali come me. Dove eravamo rimasti? La formula, certo.
Ecco cosa potrebbero essere: le parentesi! Devo ricontrollare: è sempre quello il problema, nelle formule di Excel. Ne apri una quantità industriale ignorandone le conseguenze e ti dimentichi regolarmente di chiuderle tutte.
Già, le parentesi. Dovrei chiudere anche quella di Eleonora, ma non ci riesco. Mi prende in giro da mesi, mi sfrutta, mi tratta come un idiota.
Dovrei relegarla negli anfratti della mia indifferenza e pensare un po’ a me.
O in alternativa valutare l’ipotesi Lisa, quella deliziosa biondina della palestra.
L’altra sera si è fatta coraggio e mi ha invitato al cinema, quando ci siamo dati il cambio allo step. Potrebbe rivelarsi uno step interessante. OK, chi chiamo per sabato? Eleonora o Lisa?”.

Sospirò, infastidito dalla scontatissima risposta interiore pervenuta al termine del rapido esame di coscienza.
“Eleonora, ho già capito. Non c’è partita. Chiamerò lei e mi farò ancora del male. Sono un cretino, lo so”.

Superò l’imbarazzo con nonchalance: c’era un dannato mistero da risolvere.
Ricompose ancora una volta il numero in memoria quasi rassegnato, consapevole dell’inevitabile buco nell’acqua cui sarebbe andato incontro.
“Il numero da lei selezionato è inesistente”, gracchiò stridula la voce metallica dall’altro capo.
Sbirciò il numero nel registro delle chiamate fatte: 4244. Più uno. Ancora una volta, più uno.

ImageBzzzz. Bzzz. Chiamata in corso. 4244, manco a dirlo.
L’ennesimo scatto. Come il suo, ma stavolta di nervosismo.
“Basta, non provo nemmeno a rispondere. Squilla pure, ho altro da fare”, tagliò corto.
“La punteggiatura. Resta solo quella da controllare. Potrebbe essere un vezzoso punto e virgola, tanto bistrattato in grammatica quanto essenziale e salvifico in Excel.
Il Diavolo è nei dettagli, no? Dai per scontato di avere scritto la frase perfetta, ma una virgola o un punto te la rovinano e vanificano i tuoi commoventi, vanagloriosi tentativi di apparire erudito. Un insignificante errore e il dare e l’avere non tornano, il do ut des non funge, il numero non quadra. Tac. Più uno. Già, un po’ come il 4242. Come se quello fosse il numero degli errori che ho commesso. Aspetta un attimo. No, dai, non è possibile”.

Fu un lampo, un’intuizione impossibile a sfrecciargli in testa senza esitazioni.
“Devo mandare subito due SMS”, borbottò ancora incredulo.
Uno: “Auguri, papà. Ti voglio bene”.
Due: “Ciao Lisa, ci saresti sabato per quel cinema? Pensavo all’ultimo di Woody Allen, se ti va”.

Bzzzz. Bzzzz.
Puntuale chiamata in arrivo. 4242 calling. Meno due. I due errori cui aveva rimediato in corsa.

“Pronto? Chi sei?”, aggredì senza preamboli il suo sconosciuto interlocutore.
“Non ha importanza. Bravo, non hai fatto altre stronzate. Ora il numero è rimasto lo stesso.
Puoi richiamarmi quando vuoi”.

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