IL PARADOSSO PUÒ ATTENDERE

Non sono pigro. Sono come Fabio: al Massimo un Temporeggiatore.
Più che rinviare, differisco. Differisco dagli altri per distinguermi.
Soddisfo i miei desideri lasciandoli per ultimi. È una forma di ap-pagamento dilazionato.

La frenesia ti riduce schiavo degli eventi: il “tutto sùbito” è un “tutto subìto” che non fa per me. È un attimo sbagliare accento per la fretta e ritrovarsi in balìa della bàlia più impietosa: il tempo.
Più ne ritagli, più ti piomba addosso come un sasso che schiaccia le tue forbici.
La morra è una cosa meravigliosa. Per lui, il tempo, che vince sempre. Ecco perché non faccio il suo gioco e aspetto.
Mi faccio rapire da una banda di emozioni e attendo incappucciato il momento del mio personale riscatto. Sempre che qualcuno voglia pagarlo.

attesaE pensare che quella volta mi ero ripromesso di agire:
“Basta procrastinare!”. “Tra un po‘ giuro che lo faccio” dissi poi, invischiandomi nel paradosso. OK, forse sono pigro. E allora aspetto.
L’aspetto è tutto, oggigiorno.
Prima o poi verrà il mio momento.

Io intanto bevo e mi preparo a una colossale piena.
Mi trovate seduto lì: sull'”arriva” del fiume.

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