QUANTO VUOI?

“Cerchi compagnia?”, ripeto come un mantra annoiato all’ennesimo potenziale cliente adescato tra un cocktail e l’altro.

“Dipende”, replicano di solito. Certo, avidi porci schifosi.
Dipende dalle condizioni che vi farò, da che altro?

Anche il calvo viscido incravattato che ho davanti mi risponde così, mentre ripone nella valigetta un tablet con una cronologia web così zozza che immagino farebbe impallidire dalla vergogna quella di un quindicenne alle prime turbe onanistiche.

ImmagineDai, lascia che sia io a prendermi cura del tuo benessere.
“Sì, ho capito, dimmi quant’è.” Soldi, sempre soldi. Dammi un attimo, ci stavo arrivando.
Il prezzo è questo. No, caro, il pagamento è anticipato. Come potrebbe essere altrimenti? Fidati, so di meritare il mio piccolo premio e saprò come ricompensarti.
Sicurezza? Direi proprio di sì. Sarebbe inconcepibile se fossi proprio io a non preoccuparmi della protezione, giusto? Su questo non transigo.

Vedo con la coda dell’occhio Jessica avvicinarsi minacciosa e guardarmi torva.
Mi spiace, tesoro, il pollo è mio.
E sembra persino una preda facile e anonima, di quelle che non creano problemi e non ti guardano neppure negli occhi per metterti in difficoltà.
Concluso il tutto, l’omuncolo girerà i tacchi e tornerà dalla mogliettina, senza traforarmi le palle con inutili domande di circostanza sulla mia vita o insignificanti aneddoti sulla sua.

ImmagineStai molto attenta, Jessy. Conosco le persone come te, cara “collega”: squallidi squaletti in tacchi a spillo che per spillare soldi ai clienti altrui non esiterebbero a lanciare coltellate alle spalle, rivendicando presunte questioni di competenza geografica. “Questa è la mia zona!”. “No, è mia, stronza: non provarci neanche!”.

Finché non arriverà il capo a dirimere la controversia, con i metodi spicci di chi detesta le beghe da strada. Peccato che il laido individuo, una volta risolta la questione, si volatilizzerà con i guadagni miei e suoi, lasciandoci lì a sputarci addosso le ultime gocce di veleno mentre rimugineremo pensando a quanto sia stupido scannarci per le briciole.

Schiavi e schiave, senza eccezioni, con un occhio al portafoglio e uno al trucco per compiacere meglio il padrone, mai pienamente consapevoli della nostra squallida condizione condivisa.

E pensare che ci converrebbe coalizzarci, fare fronte comune contro ogni forma di sfruttamento. Dovremmo farci valere. Insomma, non è da tutti fare il nostro mestiere.

Siamo agenti assicurativi.

Se pensi sia facile, prova a rileggere tutto dall’inizio e dimmi se non è una vita di merda quella di chi vende polizze.
O quella di un impiegato qualsiasi o di chiunque venda un prodotto, un’idea, un servizio o un servizietto e in fondo se stesso e ciò in cui ha sempre creduto.

ImmagineOps, scusa, adesso ho gente.
“Ciao. Cerchi una nuova compagnia? Eccomi. Metti pure una firma qui”.

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