LA RIUNIONE DI CONDOMINIO

“Manca qualcuno o possiamo cominciare?”.
È la voce stridula della professoressa Archibugi a fendere il distratto chiacchiericcio degli invitati.
“No, dovremmo esserci tutti” la rassicura il braccio destro rag. Attilio Guidi, accomodandosi per primo alla tavola rotonda di fronte all’inseparabile blocco degli appunti.
“Chi presiede l’assemblea di condominio in assenza dell’amministratore? Cosa dice la legge?”.
La precisazione puntigliosa della giovane Vittoria, abituata all’affermazione personale dal nome di battesimo e alla meticolosità dalla professione di Direttore Commerciale di una web agency, si insinua nella perfetta macchina organizzativa imbastita dai due promotori ingolfandone gli ingranaggi.

documento“Dovremmo nominare un Presidente tra i presenti e un segretario che si occupi del verbale” risponde la prof gelida.
“Questa però non è una vera e propria Assemblea: preferirei definirlo un incontro informale tra condomini con lo scopo di discutere amichevolmente di interessi comuni” aggiunge.
“Ma quali interessi comuni! Diciamo le cose come stanno: voi volete far fuori l’Amministratore. A me sta bene, anche se non sono d’accordo, però giochiamo a carte scoperte” tuona il Maestro Preziosi, pittore di chiara fama e inquilino dell’atelier al terzo piano.  “Sappiate che non amo le riunioni segrete convocate alle spalle del diretto interessato”.

“Signori, cerchiamo di mantenere la calma e iniziamo a sederci ordinatamente, per favore”. Attilio tira le fila e incassa orgoglioso lo sguardo di approvazione della professoressa.
“Vogliamo fare un riepilogo dei presenti, quantomeno per verificare che ci sia la maggioranza degli aventi diritto al voto?” ricorda la prof.
Gli occhiali si inclinano con movenza calcolata al millimetro per incutere soggezione.
Il fidato Attilio non può che acconsentire umilmente.

“Perfetto, allora, come si dice in questi casi siamo qui riuniti in via non ufficiale per discutere dell’operato del nostro amministratore di condominio, il signor Ludovico Maiocchi.
Sono presenti in qualità di condomini la signorina Vittoria Marchetti, il signor Bartolomeo Preziosi ….”
“Maestro Preziosi, prego” giunge quasi dovuta la precisazione dell’artista.
“Certo, chiedo scusa, Maestro Preziosi” si corregge l’ometto con una punta di ironia nella voce.
“Dicevo, la signorina Marchetti, il Maestro Preziosi, la professoressa Archibugi, il sottoscritto Attilio Guidi e il signor …”.
L’attenzione collettiva si rivolge al giovane dai capelli arruffati in fondo al tavolo, impegnato ad ascoltare musica da gigantesche cuffie rosse e a trafficare con aria assorta sul suo smartphone, ignorando bellamente i presenti.

Attilio si schiarisce la voce con un inequivocabile colpo di tosse.
“Chiedo scusa, il signor?” ribadisce con una punta di nervosismo.
Il ragazzo avverte gli occhi su di sé e si toglie le cuffie, lasciandole incastrate a metà tra i folti capelli ricci. Il cellulare, toccato dal gomito nell’operazione, prende il volo e conclude il suo viaggio sul pavimento, suscitando la sommessa risata di scherno di Vittoria.
“Giacomo, Giacomo. Scusate, non sentivo. Sono il nuovo inquilino del secondo piano, ho traslocato due settimane fa. Mi chiamo Giacomo Daniele, Daniele è il cognome. Però mi chiamano tutti Jack Daniel’s, ecco. È anche il mio nome d’arte”.

headphonesUna smorfia di disgusto fa capolino sul viso severo della prof Archibugi.
“Nome d’arte?” ironizza. “E di quale arte staremmo parlando?”.
“Sono un poeta armonico” replica Jack orgoglioso.
“Poeta armonico?” si stupisce il Maestro Preziosi.
“Sì, scrivo poesie e le recito accompagnandomi al pianoforte. Faccio spettacoli, almeno ci provo”.
“Beh, diamo allora il benvenuto al signor Daniele, poeta armonico, fra noi condomini dello stabile BK3” taglia corto il Guidi nella speranza di poter tenere fede al proprio cognome e condurre la riunione.
“Andiamo al dunque: ora che abbiamo concluso le presentazioni, diteci chiaramente perché ci troviamo qui” incalza il Maestro.
“Ci stiamo arrivando” interviene brusca la prof. “Immagino abbiate tutti notato il problema che ormai da qualche settimana affligge il nostro condominio. Una banda di teppistelli ha riempito di sgorbi il muro all’ingresso e ha avuto il coraggio di deturpare nuovamente la facciata quando abbiamo provveduto a rimuoverli la prima volta” sputa tutto d’un fiato l’Archibugi.

“Graffiti” sussurra Jack Daniel’s.
“Prego?” ribatte la prof.
“Graffiti. Non sono sgorbi, si chiamano graffiti, dicevo. Possono non piacere, ma si tratta pur sempre di una forma d’arte”.
“Arte, certo” si inserisce Vittoria. “Basta definirla arte per giustificare questo schifo. Difendiamoli, mi raccomando. Per me sono delinquenti”.
L’atmosfera si fa tesa. Nessuno tra i presenti poteva immaginare che quel ragazzetto insolente, per giunta l’ultimo arrivato nel micro-sistema della palazzina, si sarebbe potuto schierare così apertamente dalla parte del Male.

È Attilio a riprendere le redini della conversazione dopo qualche secondo di imbarazzo.
“La professoressa Archibugi può continuare, per favore? Non penso che lo scopo della riunione sia giudicare il talento di una banda di idioti che passa le notti a imbrattare i palazzi del circondario, giusto?”.
Il Maestro Preziosi inarca dubbioso le sopracciglia, combattuto tra l’odio viscerale per i ragazzetti e un briciolo di solidarietà creativa nei loro confronti, acuita da un malcelato disprezzo per i partecipanti alla riunione. “Proseguiamo” conclude infine.

“Grazie” riprende l’Archibugi. “Dicevamo: ho più volte sollecitato l’attuale Amministratore di Condominio su questo argomento senza ottenere risposta, né scritta né orale. Ieri mattina si è persino fatto negare al telefono dalla sua segretaria, accampando la solita storiella della riunione improvvisa. Bene, sono passate più di due settimane dal secondo atto di vandalismo e ancora non sappiamo quando interverrà l’impresa addetta alla pulizia della facciata. Questo è uno dei tanti esempi di cattiva gestione da parte di questo sedicente esperto di amministrazione condomini, dimostratosi al contrario un inetto senza spina dorsale. Questa riunione – ribadisco – del tutto informale è stata convocata allo scopo di sondare il terreno per una sua rimozione e contestuale sostituzione”.
“Ho concluso” termina la professoressa con il tono di un avvocato di grido al termine della sua arringa di accusa.

“Posso fare una domanda stupida?” interviene a gamba tesa Jack.graffiti
La professoressa scaglia al suo indirizzo un’occhiataccia tagliente, mentre Attilio si ricompone raddrizzandosi sullo schienale in previsione di una probabile Apocalisse.
“Prego, fai pure” replica Preziosi. “Qual è il detto? Non esistono domande, ma risposte stupide”.
“Grazie. La domanda è semplice: perché vogliamo ancora togliere quei graffiti?”.
“In che senso, mi scusi?” ringhia battagliera l’Archibugi.
“Intendo dire: per quale motivo vogliamo ancora intervenire, pur sapendo già che quei ragazzini probabilmente imbratteranno di nuovo il muro per la terza volta? Mi sembra uno spreco di denaro ed energie che potremmo dedicare ad altri progetti per il condominio, no?” chiude Jack, confortato dalla sua spavalda ovvietà.
“Vorrà perdonarmi il paragone, ma per quale motivo lei perde tempo a lavarsi la mattina e a rifare il letto, pur sapendo di sporcarsi durante la giornata e di dover disfare le lenzuola prima di andare a dormire?” lo gela sarcastica la prof. “Pulizia. Ordine. Io li trovo motivi più che sufficienti per cercare una soluzione che faccia da deterrente per questa banda di disgraziati. Prima o poi si stancheranno di mettere alla prova la nostra pazienza, stia certo”.

“Secondo me dobbiamo fare qualcosa. E io ho un’idea” irrompe Vittoria, catturando l’attenzione degli invitati. “Potremmo applicare uno strato di quelle vernici speciali e aggiungere un cartello che dica: <<Attenzione: parete soggetta a trattamento antigraffiti. In caso di imbrattatura il graffito sarà rimosso entro 24 ore>>. I cosiddetti writers sono estremamente vanitosi e puntano alla visibilità della loro robaccia per il maggior tempo possibile, quindi è possibile che a quel punto ci lascino stare. Che ne dite?”.

“Io do quasi ragione al ragazzo. Dico quasi, perché prenderei personalmente a calci sulle gengive quella gang di idioti e mi spiacerebbe molto dargliela vinta così facilmente, però non ne farei una questione di stato” si inserisce il Maestro Preziosi nell’incredulità generale.

Jack Daniel’s riavvolge il cavo delle cuffie con un mezzo sorriso compiaciuto per riporre infine il tutto con cura nel tascone frontale dello zaino a terra di fianco a lui.

“Maestro Preziosi, mi meraviglio di Lei” sbotta l’Archibugi. “Non pretendevo di ottenere da subito pieno consenso con la proposta di rimuovere l’attuale Amministratore, eppure ero convinta fossimo tutti d’accordo ad agire in fretta su questo argomento specifico”.
“Boh, non so, sono combattuto. Da un lato vorrei dare una lezione a quei ragazzini, dall’altro non so quanto ne valga la pena. E poi personalmente, scusate la digressione, l’Amministratore mi è molto simpatico. Io non lo metterei in discussione”.

“Cicatrici” spara in apparenza a casaccio il giovane Jack, tra lo stupore degli altri condòmini.
“Prego?” balbetta un Attilio sempre più sbigottito. “Che cosa…?”
“Quale altra perla armonica è in procinto di dispensare il nostro giovane nuovo arrivato?” lo sfotte la prof, sottoscrivendo una dichiarazione di guerra aperta.
Jack si alza in piedi, indossa frettolosamente la giacca a vento e si alza ricacciando indietro la sedia.
“Nessuna perla, professoressa, non si preoccupi: l’ultimo arrivato si chiama fuori e lascia volentieri agli adulti il piacere e l’onere della decisione finale”.
“No no, a me interessa sapere cosa volevi dirci. Perché hai parlato di cicatrici?” domanda il Maestro, trattenendolo per un braccio.

Il ragazzo si accascia sullo schienale con un profondo sospiro, nel goffo intento di riacquistare calma e lucidità.
“Molti tra voi sono così razionali” esordisce. “Altri sono più simili a me, sebbene in bilico fra i due estremi” prosegue con lo sguardo rivolto all’anziano pittore.
“Io non so giudicare quei graffiti. Forse avete ragione: sono una macchia, un obbrobrio che  nulla ha a che vedere con la vera arte, di cui mi sento spesso indegno custode, o sarebbe forse meglio dire portinaio, visto il nostro contesto. La differenza è che non ritengo così necessario ripulirli. Senza contare che per qualcuno diverso da noi, che so, un passante distratto e intristito dal grigiore della sua esistenza, potrebbero persino risultare gradevoli, colorati, in breve necessari a rendere migliore il cammino”.

cicatrice“Questa è davvero grossa” sbotta inviperita la prof. “Ci vorrebbe forse dire che quei graffiti deturpano ma allo stesso tempo abbelliscono il condominio? Io non posso crederci!”.
“Sì, esattamente: sono splendide cicatrici con le quali imparare a convivere” ribatte il giovane.
“Credo che qui si stia degenerando” prova a mettere ordine Vittoria.
“Stiamo perdendo di vista l’obiettivo della riunione, che è una valutazione dell’operato del nostro attuale Amministratore. Mi farebbe molto piacere conoscere il suo punto di vista su questo argomento, anzi vorrei tanto che proprio lui fosse qui per spiegarci come mai…”.

La porta si apre rumorosamente, interrompendo il dibattito nel momento più caldo.
Un’imponente figura maschile di mezza età fa irruzione nella stanza, lasciando cadere sul pavimento una pesante ventiquattrore per prendere infine posto a capotavola senza proferire verbo.
Mutismo tra i presenti, colti in flagrante come un bimbo salito su una sedia con le mani nel barattolo di Nutella. Soltanto Jack sembra sollevato alla vista del temuto oggetto del contendere.
“Dottor Maiocchi, che piacere… che combinazione, stavamo giusto parlando di Lei” farfuglia Attilio.
“Guidi, non mi prenda in giro: è evidente persino dalle vostre espressioni terrorizzate che per voi non è un piacere. Speravate di concludere senza di me questa sottospecie di riunione segreta della Carboneria. Beh, sono spiacente di avervi scombinato i piani” esordisce l’ospite inatteso.
“Non comprendo questa sua ironia, Maiocchi” lo frena la professoressa. “Si tratta di un banale ritrovo fra vicini di casa in vista della prossima riunione di condominio”.
“Professoressa, Lei sottovaluta la mia intelligenza: so benissimo che qualcuno tra di voi ha proposto di sollevarmi dall’incarico” afferma spavaldo l’Amministratore.

Il senso di disagio sul volto degli invitati si tramuta in palese vergogna.
“Lei non può sapere. Lei parla senza avere le prove!” strilla Guidi con la voce rotta.
Maiocchi non si scompone, ignora l’omuncolo e rincara la dose.
“Ragazzi, giù la maschera: io so tutto di voi. Come pensate di potervi riunire senza di me? Come potete anche solo immaginare di cacciarmi da qui?” domanda l’uomo con tono quasi paterno.
Jack giochicchia nervosamente con una penna prelevata dal barattolo al centro del tavolo e si limita a ridacchiare sornione.
“Lo sapevo. L’ho sempre saputo. Per questo ho provato a farli ragionare”.
Maiocchi annuisce con un cenno d’intesa e riprende la parola.
“Mi spiace per voi, dovete imparare a convivere con il vostro odiato Amministratore” riprende bonario.

“Perché, mi scusi? L’attuale normativa in materia prevede che la rimozione possa essere richiesta da…”.
È ancora Maiocchi a strozzare la frase della giovane.
“Vittoria, per favore: non tirare in ballo leggi e procedure. Sai essere così pedante, quando ti ci metti. Voi non potete allontanarmi per una ragione molto più semplice”.
“E sarebbe?” domanda infine il Maestro Preziosi, violando il silenzio nel quale si era rinchiuso dall’entrata in scena del nuovo personaggio.
“Maestro Preziosi, voi non potete mandarmi via perché io sono il proprietario, nonché per vostra sventura unico occupante, di questo corpo e di questa mente che compongono un unico essere umano e che voi vi ostinate a chiamare “stabile”. Ebbene, io stabile non sono mai stato, visto che voi siete tutte le mie personalità, o per meglio dire le mutevoli sfaccettature della mia persona. Potete parlare fra di voi finché volete, ma dovrete fare sempre i conti con me, prima o poi”.
Lo squittio dell’Archibugi taglia il gelo attorno al tavolo: “Non è possibile, io sono una professoressa stimata e sono a tutti gli effetti reale, non il parto della mente di un folle, del quale peraltro non condivido il comportamento!”.

personalities“Vorrebbe farci davvero credere che noi tutti qui non esistiamo, se non come colori differenti che compongono un’unica tavolozza reale, ossia il suo cervello, Maiocchi?” interviene Preziosi.
“Sì, Maestro, è proprio così. E ci siete proprio tutti: c’è il mio lato genitoriale da professorino severo e moralista, supportato dalla mia parte più debole e asservita; c’è la mia dimensione giovane e  ambiziosa, mia cara Vittoria, e quella più creativa ed emotiva ma ormai disillusa, vero Maestro? E poi c’è Jack, il mio amato e odiato Io Bambino, quello più autentico, nonché l’unico ancora in grado di vedere le cose per ciò che sono”.

Jack scoppia a ridere. “Essere l’Io Bambino ha i suoi vantaggi. Recitare la tua parte è ancora più divertente quando i tuoi colleghi credono di non essere su un palco. È una sorta di colossale candid camera cerebrale”.
“Dai, Jack, non infierire” esclama Maiocchi. “Direi che per oggi può bastare, anche perché da domani ognuno di voi ricomincerà ad agire indisturbato e soprattutto inconsapevole nel caos controverso della mia psiche”.
“Un’ultima cosa, giusto per chiarire: sui graffiti ha ragione lui. Avevo già sbagliato ad assecondare la prof facendoli ripulire la prima volta. I miei, anzi i nostri, madornali sbagli hanno contribuito a creare il percorso e la storia di questo instabile. Cancellarli dalla nostra coscienza non avrà altro effetto che vederli ricomparire sullo strato ripulito, ancora più grandi e fastidiosi”.

I quasi robotici cenni di assenso dei partecipanti, ridotti a mute maschere di sconcerto, confermano all’Amministratore la raggiunta unanimità dei voti.

“Bene, signori, siamo tutti d’accordo. Ora tornate tutti a lavorare. Nel mio inconscio.
La seduta è tolta: l’ultimo spenga la testa”.

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