GUARDIANI DEL CIELO

“Torre di controllo ad Aquila1. Aquila1, mi senti?”.
“Forte e chiaro”.
“Comunica la tua posizione”.
“Sto per intercettare l’oggetto volante non identificato. Procede indisturbato in direzione sud-ovest. Mi mantengo a distanza di sicurezza”.
“Aquila1, avvicinati con cautela. Potrebbe essere pericoloso”.
“Ricevuto”.
“Sei in grado di descriverlo?”.
Aquila1 sentiva sulle sue ali il peso di una responsabilità mai provata prima.Era stato inviato a compiere un primo giro di ricognizione in solitaria e non intendeva tradire la fiducia dei suoi superiori. Non avrebbe lasciato trapelare segni di debolezza, né chiesto alla base rinforzi se non in caso di estrema necessità.
“Ho abbastanza ore di volo e addestramento alle spalle per sapere come reagire in caso di attacco nemico. Posso farcela da solo”, cercò di ripetersi mentalmente convergendo verso l’obiettivo con una decisa virata verso est.

Image“Torre di controllo, lo vedo. Sono dietro di lui. Mi sto affiancando lasciandolo alla mia destra.
Si tratta di un velivolo sconosciuto, ripeto: si tratta di un velivolo sconosciuto. Sembra una specie di elicottero, ma non ricordo di avere mai visto nulla di simile. Ha otto piccoli rotori principali, ma non ne ha in coda. Si direbbe quasi un granchio, dalla forma”.
“Aquila1, vedi un pilota alla guida?”.
“No, torre di controllo. Credo sia guidato a distanza, probabilmente da una … da un’astronave madre, ecco, o qualcosa del genere”.
Aquila1 avvertì distintamente la tensione e l’imbarazzo dall’altro capo della ricetrasmittente.
“Attendo istruzioni”, concluse con tono forzatamente professionale deglutendo.
“Resta in posizione. Attendi rinforzi”.
“Torre di controllo, non è necessario”.
“Aquila1, ripeto: attendi rinforzi. Falco3 in avvicinamento”.

Ferito nell’orgoglio e rassegnato all’idea di dover condividere oneri e onori della missione, Aquila1 non avrebbe mai ammesso di sentirsi in realtà sollevato dall’imminente sostegno in arrivo.
Non trascorsero neppure trenta secondi che con la coda dell’occhio intercettò l’inconfondibile figura di Falco3 stagliarsi con imponenza a ore dodici.
“Falco3, mi senti?”.
“Forte e chiaro, torre di controllo”.
“Avvicinati con prudenza. Ripeto, con prudenza”.
“Torre di controllo, perché non mettiamo un po’ di paura a questo stronzo di alieno? Chiedo l’autorizzazione per una simulazione di attacco frontale“.
“Falco3, autorizzazione negata”.
“Qui Aquila1. Il velivolo sembra trasportare un contenitore in corrispondenza dei pattini di atterraggio. La natura del carico è sconosciuta. Potrebbe trattarsi di esplosivo. Suggerisco di prestare attenzione”.
Falco3 non ascoltò una parola. Aveva già deciso di attaccare. La manovra durò non più di due, forse tre secondi. Invertendo la rotta di centottanta gradi, si ritrovò a sbarrare il passo all’UFO, proseguendo la sua corsa con decisione verso l’inevitabile impatto.

“Ehi, vediamo se tiri ancora dritto per la tua strada”, urlò Falco3 sfidandolo da consumato kamikaze conscio dei suoi mezzi.
“Falco3, sei in rotta di collisione. Vira immediata…”.
Lo schianto sordo sfondò i timpani di Aquila1 come una lama appuntita, raggelandogli il sangue.
Il granchio volante non si era spostato di un millimetro, travolgendo impassibile Falco3.
Di lui restavano macabri brandelli in cielo, sparpagliati tra le nuvole come coriandoli.
Aquila1 non ebbe il tempo necessario a riprendersi da quella visione tragica e irreale.
La missione doveva continuare. E lui era tornato solo. Se la torre di controllo gli avesse dato ascolto, forse a quest’ora …

L’imprecazione furibonda della base ruppe il silenzio e lo riportò alla realtà.
“Aquila1, confermi la perdita di Falco3?”.
“Confermo, signore. Il velivolo non sembra avere riportato danni nello scontro. Procede lungo la stessa rotta. Resto in traiettoria. Attendo”.

Aquila1 sentiva montare dentro di sé un astio cieco verso quel ributtante sgorbio grigio che aveva appena spezzato le ali dell’amico. Il profondo senso di colpa per non avere messo a sufficienza il becco nella decisione della base di inviargli rinforzi aveva già lasciato il posto alla volontà di estrarre i suoi artigli e vendicare i resti di Falco3.
“Qui torre di controllo. Rimani in standby. Il campo di battaglia sembra essersi esteso esponenzialmente. Ci sono giunte notizie di ripetuti avvistamenti di oggetti identici al velivolo non identificato a ogni latitudine. Abbiamo riportato serie perdite, ma siamo a conoscenza di un inaspettato supporto da parte di non meglio identificate truppe di terra”.
Aquila1 era confuso dagli ultimi aggiornamenti, ma manteneva il mirino fisso sull’obiettivo. Un secondo di deconcentrazione e si sarebbe potuto ritrovare al Creatore.
Non erano ammessi errori: avrebbe dovuto mantenere il massimo grado di attenzione per portare a casa tutte le penne.

Stava già meditando il piano di attacco, quando si accorse della presenza di due furgoni sospetti che da terra sfrecciavano a velocità folle, sforzandosi disperatamente di rimanere nella scia dell’inseguimento aereo.

Il primo mezzo era nero, con una banda dorata lungo la fiancata e un logo elegante anch’esso dorato, mentre il secondo era bianco e recava ai lati una vistosa scritta blu e arancio.
Se il furgone scuro dava l’impressione di un mezzo portavalori, di quelli che ti immagineresti essere assaliti da gang di criminali in autostrada, il chiaro aveva le sembianze goffe e sgraziate di un carrello dei gelati. Così diversi e lontani anni-luce, così uniti in quella che dall’alto appariva un’improbabile alleanza fondata sulla rincorsa lanciata a quegli oggetti volanti.
“Torre di controllo, siamo inseguiti a terra da due furgoni di provenienza ignota. Non ci perdono di vista”.
“Aquila1, mantieni la calma. Stiamo incrociando i dati per verificare. Non dovrebbero essere ostili”.

ImageFu in quel momento che vide il finestrino oscurato del furgone nero abbassarsi rapidamente, lasciando scorgere nella feritoia la canna di un fucile puntato inequivocabilmente verso il cielo.
Aquila1 fece appena in tempo a sterzare d’istinto sulla sinistra, prima di sentire sibilare un colpo esploso dall’abitacolo. Quando capì che il proiettile aveva mancato di qualche centimetro il granchio, svanendo tra le nuvole poco più in alto, comprese con sollievo di non essere il bersaglio. Chiunque fossero il portavalori e il gelataio, volevano il suo nemico almeno quanto lui.
“Torre di controllo, il furgone nero sta tentando di abbattere il velivolo. È in atto un conflitto a fuoco. Mi preparo a interveni…”.

Bum. Il secondo proiettile giunse a destinazione con precisione inaudita. Il granchio volante, ferito mortalmente all’altezza dei due rotori laterali sinistri, si sbriciolò in una cascata di acciaio e plastica, frammista ai pezzetti di carta di cui Aquila1 scoprì solo allora essere costituito il suo misterioso carico.

“Torre di controllo, obiettivo centrato dal furgone nero. Velivolo disintegrato”.
“Aquila1, mantieni la calma. Abbiamo motivo di credere che si tratti delle truppe di terra nostre alleate”.
“Noi non abbiamo truppe di terra. Giusto qualche piccione, forse. Siamo uccelli”.
“Da oggi sembra di sì. Non siamo gli unici a voler mettere fuori uso quegli alieni. Ci sono anche degli uomini. Passo e chiudo”.

“Preso in pieno”, si vantò con aria da eroe il cecchino scendendo dal furgone nero appena fermatosi sul ciglio della strada.
“Ci mancava poco che beccassi quell’aquila. Povere bestie, ci vorrebbero dare una mano, ma il più delle volte sono loro a rimetterci.
A quanto siamo, oggi?”
“Otto a cinque per voi, ma prima di stasera vi facciamo il culo”, ribatté stizzito il conducente del furgone bianco.
“Voi? Proprio voi, con quella carretta griffata FedEx? Siete patetici. Mi fa un cono al pistacchio, per favore, mentre gli uomini veri salvano il mondo?”.
“Certo che voi becchini di UPS non cambierete mai. Non ci saremmo mai messi con voi, se non fosse stato per questo casino”.
“Puoi dirlo forte, ma il casino c’è eccome. E riguarda tutti, anche i falchi e tutti gli altri abitanti dei cieli lassù”.

Minuscoli brandelli di carta si posarono come soffici fiocchi di neve sul tetto e sul cofano dei furgoni.
“Libri. Anche questo trasportava libri. Peccato. Noi uccidiamo anche la cultura, o quel poco che ne resta. Non dovremmo, è sbagliato”, intervenne l’occhialuto conducente del camioncino UPS.
Image“La guerra è guerra”, replicò il cecchino. “E Amazon con i suoi droni non la vincerà. Un giorno gli uomini non saranno più necessari.
E non possiamo permetterglielo. Vogliono le consegne volanti al domicilio del cliente in meno di trenta minuti? Vogliono sostituire gente come noi, che di trasporto vive? E noi gli abbattiamo i robot, uno dopo l’altro.
Se arriveranno ad armarsi per trasportare un cofanetto di DVD o un caricabatterie, noi caricheremo i fucili e risponderemo al fuoco.

“UPS. Uniti Per Sempre”, declamò in tono quasi liturgico il conducente.
“Come dei veri guerrieri”, lo incalzò il killer. “Amazzoni uomini, contro Amazon robot”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...