RECLUSE

“Posso? Mi hanno detto di chiedere a te” chiese Francesca affacciandosi alla porta della cucina.
L’imponente sagoma femminile intenta ad affettare zucchine non la degnò di attenzione.
“Scusa, so che sei impegnata. Marisa, giusto? Ti rubo solo qualche minuto, promesso” proseguì la giovane esitante.
tagliereIl colpo secco del coltellaccio sul tagliere segnò l’inizio della svogliata interruzione.
“Cosa vuoi?” sibilò il donnone di spalle asciugandosi le mani con uno strofinaccio.
“Ecco, io sono nuova qui. Sono entrata due settimane fa. Avevo chiesto alla ragazza della cella accanto alla mia, ma lei mi ha detto che qui dentro bisogna rivolgersi a te per queste cose”.
“Queste cose quali sarebbero? Non so di che parli”.“Un libro” si fece coraggio Francesca.
La donna si immobilizzò con lo straccio fra le dita, rivolgendo finalmente lo sguardo alla giovane che la stava fissando con gli occhi di un pulcino spaurito.
“E cosa ti fa pensare che possa procurartelo io? Conosci anche tu le regole. Qui dentro non sono previste interferenze dall’esterno. Dobbiamo dedicare ogni energia all’espiazione delle nostre colpe, bella. E poi non ti bastano i libri della biblioteca? Ne abbiamo quasi mille” rintuzzò Marisa con un ghigno.
Francesca esitò qualche secondo, raccogliendo dal pavimento dello stanzone l’ultima briciola di amor proprio. Non fosse stato per l’uniforme grigia delle due donne, identica in tutto e per tutto ad eccezione della taglia XL e del grembiule bianco aggiunto di Marisa, nessun osservatore esterno avrebbe mai immaginato le due donne accomunate in fondo dal medesimo destino.

libri“Dipende dal libro” ribatté Francesca a testa alta, sgretolando il palese imbarazzo nell’aria.
“Ah, ora inizio a capire. La novellina è qui da pochi giorni e vuole già trasgredire.
Roba forte, da leggere prima di addormentarsi quando le altre non possono vedere ciò che stai combinando. Parole che stuzzichino i pensieri più proibiti. Stiamo parlando di un libro che qui dentro non potrebbe entrare, allora. Neppure compilando il modulo da lasciare nella casella delle richieste in sala lettura, suppongo” ipotizzò Marisa strizzando l’occhio con inattesa complicità.

Francesca deglutì. “Sì, è vero. È un libro che immagino non sarebbe molto gradito ai piani alti”.
“D’accordo. Che lavoro ti hanno assegnato questo mese?” domandò Marisa dal nulla a bassa voce estraendo un pesante sacco di patate dalla dispensa.

La ragazza trasalì. “Io? Oh, sono in giardino. Per ora taglio le erbacce, ma settimana prossima dovrebbero affidarmi una parte del nuovo orto. Insalata, pomodori, rosmarino, cose così. E tu? Tu sei sempre in cucina, vero?” rilanciò Francesca, immaginando che la sua rude collega si fosse ammorbidita e volesse intavolare una conversazione futile.
“Io sì, ma questo non ti riguarda” tagliò corto Marisa. “Ora mi ascolterai bene, perché non ho intenzione di ripetermi. Ogni mercoledì mattina passa il ragazzo del vivaio qui vicino a consegnare qualche sacco di terriccio e i fertilizzanti. Arriva alle nove in punto con un furgone verde. La prossima volta di’ alle altre che sarai tu a sistemare il materiale dopo la consegna. Troverai anche una borsa grigia per gli attrezzi: una vanga, una paletta, un paio di cesoie e un rastrello. Quando sarai sola, portala nel capanno dietro il giardino e apri la tasca posteriore: sul fondo troverai il tuo libro”.
Francesca sgranò gli occhi incredula. “Grazie” riuscì finalmente a biascicare.
“Attenta quando ritorni. Se ti beccano, questa conversazione non è mai avvenuta. OK?” intimò imperiosa la regina della cucina.
“Sì, certo. Non ti preoccupare”. Francesca esitò. “E cosa … cosa posso fare per te in cambio?”.

giardinaggioIl donnone tagliò una melanzana con un gesto secco e improvviso che fece rabbrividire la ragazza.
“Sono sicura che qualcosa ti verrà in mente. Dovrai pure portare i frutti del tuo orticello qui in cucina, no? Potresti mettermi da parte qualcosa di succulento. Io ti procuro roba piccante, tu mi fai avere del peperoncino”.
La ragazza sorrise e annuì con un cenno del capo. Stava per uscire dalla stanza quando ritornò sui suoi passi.
“Posso chiederti un’ultima cosa?”.
“Oltre a quella cosa che ti farò recapitare rischiando in prima persona? Prego, ragazzina”.
“Come mai sei qui?”.
Un’ultima coltellata infierì sul tagliere come un colpo di mannaia a riaprire ferite troppo recenti.

Marisa rimase con lo sguardo vitreo incollato al vuoto della parete di pensili di fronte a lei.
“Ho commesso i miei errori. Storie di droga che preferirei non rivangare. Sono finita in un giro di persone sbagliate. Può capitare a chiunque, sai? Eppure credo di avere diritto a una seconda chance. Qui posso ripartire da zero” concluse Marisa con una luce di speranza negli occhi.
“La meriti eccome” fece eco Francesca. “Io allora me ne vado. Grazie ancora”.
“Sparisci” grugnì la donna, riprendendo pieno possesso del suo personaggio.

Erano le dieci di mercoledì mattina.
Il furgone verde aveva puntualmente consegnato il suo carico meno di un’ora prima.
Francesca rientrò nella sua cella in preda alle palpitazioni per il timore di essere scoperta a pochi passi dal confine del suo universo privato. Privato di tutto, ma non della possibilità di sognare con l’immaginazione una realtà alternativa, racimolata di contrabbando con l’aiuto di una cuoca dai modi spicci ma dal cuore enorme.

cellaNon doveva avere paura.
Né della reazione delle altre se l’avessero colta sul fatto, né del mondo che quella notte si sarebbe dischiuso tra le sue mani divorando le pagine di un libro proibito sotto le coperte.
Non doveva temere nulla, se non i dubbi dell’unica persona con la quale avrebbe fatto i conti in ogni istante di reclusione: se stessa.
Si sfilò il libro da sotto la veste grigia e lo cacciò senza preamboli sotto il materasso della sua spartana branda di metallo, non prima di aver lanciato un’ultima occhiata di eccitazione alla copertina.

L’origine delle specie, di Charles Darwin.

Suor Francesca s’inginocchiò e mormorò una breve preghiera.
“Non devo sentirmi in colpa” bisbigliò tra sé e sé.
“Voglio solo capire. Non posso accontentarmi di ciò che passa il convento”.

 

 

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