CI SONO SEMPRE STATA

“Eppure io per lui ci sono sempre stata”.
La drammatica consapevolezza della sua natura da crocerossina non leniva il dolore, anzi, se possibile dilaniava la sua anima con ancor più ferocia, fino a farle rinnegare un’intera esistenza trascorsa al suo servizio.
C’era sempre stata, certo. E lo aveva sorretto con cieca determinazione da quando lei stessa ne aveva memoria. Lo aveva protetto dal resto del mondo, accecando con la luce dei suoi raggi la cattiveria e la meschinità  di chi avevano incontrato lungo il cammino.

Non gli aveva mai fatto mancare un sostegno fermo e incondizionato, impregnato di un amore fatto di piccole cose e talmente gratuito da permettersi il lusso di ignorare il suo caratteraccio.

coppia.pngLa disturbante alternanza di tenerezza e acredine che lui le dispensava abitualmente non era mai stata in grado di scalfire i suoi sentimenti per quel bastardo, che lei aveva ormai imparato a considerare un prolungamento del suo stesso corpo da tempo immemore.

“Lui è fatto così” tendeva a giustificarlo. “Mi urla contro, poi passa tutto. Sa di non poter fare a meno del mio aiuto. Sarebbe perso senza la mia indole di ferro. Non andrebbe da nessuna parte”.
Ricordava ancora con chiarezza quella sera di ventidue anni prima, quando quel buffo ragazzino dai capelli rossi, all’epoca quasi diciottenne, si era goffamente seduto accanto a lei, o sarebbe meglio dire su di lei, terminate le presentazioni di rito.

Sapeva che prima o poi il destino li avrebbe separati, ma aveva costantemente rifuggito l’idea del distacco.
Quando lui l’aveva lasciata, dopo un’eternità insieme, lei si era come afflosciata, prendendo coscienza, giorno dopo giorno, del sottile filo rosso che li collegava e della totale inutilità della sua stessa vita da sola senza lui al suo fianco.
Certe sere, quando gli ultimi riflessi del tramonto filtravano di traverso dalla porta della stanzetta dove ormai trascorreva tutto il suo tempo, la consueta malinconia lasciava spazio alle fitte laceranti del senso di colpa: “C’è qualcosa di cattivo in me. Non riesco ad essere felice per lui”.
Già, perché per quanto potesse apparire strano, il nostro eroe era diventato ciò che viene banalmente definito un “uomo nuovo”. Aveva ritrovato voglia di vivere, entusiasmo,fiducia in se stesso, al punto che dopo ormai sei mesi erano in molti tra i suoi amici a parlare con gioia e invidia di “liberazione” o addirittura di vero e proprio “miracolo”.

farfallaCom’era quel detto idiota?
“Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”.
In quei pomeriggi apatici e avvilenti di fine marzo, le sarebbe calzato a pennello. Si sentiva finita, sgonfia, ripudiata, un po’ come il solido rigore dell’inverno quando la primavera prende lentamente il sopravvento e germoglia di rinascite e buoni propositi.
“Devo farmene una ragione. Ho una mia dignità e una mia personalità da difendere. Non devo sentirmi una ruota di scorta. Soprattutto perché in realtà ne ho ben due, come ogni brava e fedele sedia a rotelle che si rispetti. Se hanno finalmente trovato una cura alla sua malattia, dopo anni di paralisi totale dalla cintola in giù, un po’ di merito è anche di questa vecchia bacucca arrugginita”.

Quando lo sentiva rincasare fischiettando ogni sera, attendeva con eccitazione il momento in cui avrebbe riposto la giacca sull’appendiabiti accanto a lei, nel minuscolo sgabuzzino in cui lui l’aveva naturalmente segregata per riappropriarsi della sua indipendenza.
Nonostante la scomodità e la pessima illuminazione, l’ingombrante sedia a rotelle sperava in realtà di non spostarsi più di un centimetro.
“Potrebbe buttarmi, potrebbe cedermi a chi ha ancora bisogno di me. Ma non penso lo farà. Io per lui ci sono sempre stata”.

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