MEDAL DETECTOR

“Ha un computer? Liquidi?”.
“Sì, certo”.
“Deve metterli a parte nella vaschetta, allora”.
“Lo so, già fatto”.

La cantilena dell’addetto aeroportuale, costretto a recitare quella litania centinaia di volte al giorno con lo stesso trasporto di un prete di montagna prossimo al pensionamento, lo irritò persino più del solito.
“Da come sono organizzato, avresti dovuto capire che prendo come minimo dieci voli al mese” pensò infastidito dal mancato riconoscimento istantaneo del suo status e della sua efficienza.

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LAKE IT OR NOT

Non è vero che il lago è malinconico: è solo pensieroso. Il lago ti osserva e riflette. Riflette per capire chi sei e cosa provi. Riverbera e fa da cassa di risonanza.

Ti vede gettare sulla superficie il sasso delle tue emozioni e le amplifica, creando cerchi concentrici tutto intorno.

Puoi contemplare la luce del sole sulle vette gonfie di neve e sentirti barca a vela sospinta dalla brezza; oppure puoi vedere soltanto gelide acque immobili, custodi di mostri dei tuoi abissi più profondi.

Lui è lì placido, da sempre. Sta a te decidere. Sta a te scegliere come guardarlo. Lagoduria o Lagonìa.

(Foto: Porto Ceresio)

IL CAMALEONTE

“Buonasera, ho prenotato una stanza per questa notte”.
“Benvenuto, signore. Ha un documento?”.
“Ho il passaporto in valigia, ma non ricordo dove. È proprio necessario?”.
“Temo di sì, signore. Mi dispiace”.

Ci provo sempre, funziona di rado. Caro portiere di notte, ometto untuoso con una camicia bianca di qualche taglia fa: ti vedo mentre mi squadri svogliato, infastidito dall’interruzione del tuo horror di serie Z che ti stavi gustando dal televisorino anteguerra della tua polverosa reception. Chiedo venia per aver interrotto il tuo torpore nullafacente, ma avrei sonno e una certa necessità di infilarmi sotto una doccia bollente.
“Mr. John Austen. Are you English, Sir?”. Continua a leggere

PAST WORDS

“E chi si ricorda la password?!”.
Osservo imbambolato la fioca luce del monitor nel buio pesto del soggiorno.
L’E-commerce notturno sarebbe un sottile piacere della vita per chi soffre d’insonnia, se solo non fosse per la piaga biblica delle password abbandonate come relitti su server dove ci si è registrati anni prima.
Finisce sempre così, rifletto inviperito nel vano tentativo di raccogliere le idee.
Vedi quel gadget che ti piace, quell’accessorio che non pensavi di volere e che invece ora ti pare indispensabile, lo aggiungi al carrello e al momento di concludere l’acquisto è come se ti fermassero sul nastro trasportatore al supermercato chiedendoti il passaporto.
“Cazzo, non me la ricordo la password di questo sito, OK?” urlo nel silenzio immobile delle 3:23.
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CI SONO SEMPRE STATA

“Eppure io per lui ci sono sempre stata”.
La drammatica consapevolezza della sua natura da crocerossina non leniva il dolore, anzi, se possibile dilaniava la sua anima con ancor più ferocia, fino a farle rinnegare un’intera esistenza trascorsa al suo servizio.
C’era sempre stata, certo. E lo aveva sorretto con cieca determinazione da quando lei stessa ne aveva memoria. Lo aveva protetto dal resto del mondo, accecando con la luce dei suoi raggi la cattiveria e la meschinità  di chi avevano incontrato lungo il cammino. Continua a leggere