LA BRIGATA DEI CATTIVI ESEMPI

“È davvero sicuro di ciò che sta facendo? È ancora in tempo per ripensarci, signor Darwin”.

Le parole del dottor Spencer, presentatosi all’appuntamento con una montagna di documenti da firmare, risuonarono nella stanza minacciose e vagamente fuori luogo.
“Sicurissimo” ribatté senza esitazione.
“Lei non ironizza sul mio cognome, dottore, come tutti quelli che hanno saputo della mia decisione?” aggiunse.
Il battito cardiaco era appena aumentato vistosamente, come confermava l’elettrocardiogramma alla sinistra del suo letto.
“No, perché? Dovrei forse farlo?” sbraitò il dottore fendendo l’aria con le mani per attivare la procedura dal menù-ologramma sospeso sopra le loro teste.
“Non so. Dicono tutti che il mio cognome mi rende un predestinato”.

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IL PARADOSSO PUÒ ATTENDERE

IL PARADOSSO PUÒ ATTENDERE

Non sono pigro. Sono come Fabio: al Massimo un Temporeggiatore.
Più che rinviare, differisco. Differisco dagli altri per distinguermi.
Soddisfo i miei desideri lasciandoli per ultimi. È una forma di ap-pagamento dilazionato.

La frenesia ti riduce schiavo degli eventi: il “tutto sùbito” è un “tutto subìto” che non fa per me. È un attimo sbagliare accento per la fretta e ritrovarsi in balìa della bàlia più impietosa: il tempo.
Più ne ritagli, più ti piomba addosso come un sasso che schiaccia le tue forbici.
La morra è una cosa meravigliosa. Per lui, il tempo, che vince sempre. Ecco perché non faccio il suo gioco e aspetto.
Mi faccio rapire da una banda di emozioni e attendo incappucciato il momento del mio personale riscatto. Sempre che qualcuno voglia pagarlo.

attesaE pensare che quella volta mi ero ripromesso di agire:
“Basta procrastinare!”. “Tra un po‘ giuro che lo faccio” dissi poi, invischiandomi nel paradosso. OK, forse sono pigro. E allora aspetto.
L’aspetto è tutto, oggigiorno.
Prima o poi verrà il mio momento.

Io intanto bevo e mi preparo a una colossale piena.
Mi trovate seduto lì: sull'”arriva” del fiume.

LITTLE CORNER

“Eppure ti ho sempre voluto bene, sai?” pensò la piccola Melanie ricacciando un impercettibile groppone in gola.
“Ma guardati, sei proprio tu. Non avrei mai immaginato di rivederti. Tu forse non mi riconosci, così sporca e lurida accanto alla ragazza che mi ha adottato. È un’artista di strada, sì, di quelle con la custodia della chitarra lasciata sul marciapiede per accogliere le offerte dei passanti.
Chissà, forse la definiresti una mendicante. Io invece sono felice della mia nuova vita.
Lei si prende cura di me, mi vuole bene. Mi sto anche abituando al mio nuovo nome: mi ha ribattezzato Melanie”. Continua a leggere

ALL’ASILO RIDO

ALL’ASILO RIDO

“Teresa, giochi con me? Dai, scappiamo”.
La schiettezza di quel piccoletto di Gianni la colse di sorpresa.
“Ma che dici?! E se poi ci scoprono ancora?” nicchiò lei guardandosi attorno furtivamente con il terrore che qualcuno li stesse ascoltando.  Continua a leggere

JOY ROTATION

JOY ROTATION

“Dottore, siamo pronti. L’intervento inizia fra due minuti” annunciò asettica la giovane alla sua sinistra.
“Si comincia” intimò la giunonica prima infermiera alla sua destra con un tono che non ammetteva repliche.
Il chirurgo si guardò attorno stranito. Osservò il vecchio orologio da parete della sala operatoria e sollevò nervosamente le braccia avvolte dal camice nel maldestro tentativo di tamponare il sudore che gli imperlava la fronte.
“Come pensa di procedere, dottore?” continuò perentoria la donna.
Il medico deglutì visibilmente imbarazzato.
“Io … non so, a dire il vero” confessò dopo qualche secondo.
“Che significa non so, dottore?”. Continua a leggere