IL CASELLANTE

“Ma perché non aboliscono i caselli?”, ringhiò rabbioso.
L’appuntamento con il cliente rischiava di saltare. Mancavano due ore all’incontro e 174 Km da percorrere. Google Maps pontificava minacciosa “1h 48 m” all’arrivo, dallo schermo dello smartphone all’interno dell’abitacolo. Un insulso intoppo e l’ora e quarantotto si sarebbe espansa a macchia d’olio, in un bizzarro conto alla rovescia in cui macini strada a rilento e il tempo rimanente cresce inesorabile, anziché scendere. Continua a leggere

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IL MIO PEGGIOR NEMICO

Ridacchio sotto i baffi e mi godo lo spettacolo di voi due.
Non so davvero come tu possa essere combattuta tra me e lui: non potremmo essere più diversi. O forse, a pensarci bene, è da questa nostra sfacciata dicotomia che deriva la tua indecisione cronica.
Sospesa a metà come un asino di Buridano, sei troppo concentrata sul tuo “Io-Ioooo” per accorgerti di chi vorrebbe farsi sbranare da te. Continua a leggere

PRENDO CASA

“Chissà cosa mi farà fare. Chissà chi dovrò essere oggi”, pensò Alex avvicinandosi al muretto del cortile dove Amina lo attendeva come ogni giorno.
“Non mi sono mai dovuto impegnare così tanto per conquistare qualcuno, ma lei è diversa. Per Amina ne vale la pena”, si ripeté dandosi coraggio mentre le sue labbra si dischiudevano in un gigantesco sorriso alla sua vista. Continua a leggere

IL COLLOQUIO

IL COLLOQUIO

colloquioCi siamo quasi. Sarà qui a momenti.
Non devo essere nervoso.
Non posso sbagliare.
In genere, ai colloqui c’è sempre un secondo giro. Puoi permetterti di lasciare qualche perplessità al primo incontro e recuperare con un colpo di coda ruffiano all’ultimo round.
Oggi no. Oggi ci si gioca tutto. Continua a leggere

L’ATTACCHINO

“Arriva per tutti il momento di osservare la realtà da una panchina. Se ci finisci a ventun anni, però, inizia a preoccuparti”. A questo pensava Iris, placidamente sprofondata di fronte al laghetto delle anatre da ormai un paio d’ore.
Università, esami, spinning, aperitivo in centro, status su Facebook, fai shopping compulsivo, corso di giapponese, volontariato al canile, chat di gruppo su Whatsapp: le sue giornate scorrevano con la soffocante frenesia dell’agenda di un amministratore delegato, risparmiandole la fatica di fermarsi a riflettere. Continua a leggere

VITA DI HU

Crescere in un monastero tibetano ha i suoi vantaggi.
Ti mancano i termini di paragone con quella che il resto del mondo, lontano dai tetti piatti di Shigatse, chiama “vita normale”.
E respiri un’aria diversa, non solo perché rarefatta.
Fin da bambino, Hu sgattaiolava agile tra le distese aride dell’altopiano senza un filo di fiatone, tra gli sguardi protettivi dei monaci che lo avevano trovato abbandonato in una culla diciassette anni prima. Continua a leggere