PAST WORDS

“E chi si ricorda la password?!”.
Osservo imbambolato la fioca luce del monitor nel buio pesto del soggiorno.
L’E-commerce notturno sarebbe un sottile piacere della vita per chi soffre d’insonnia, se solo non fosse per la piaga biblica delle password abbandonate come relitti su server dove ci si è registrati anni prima.
Finisce sempre così, rifletto inviperito nel vano tentativo di raccogliere le idee.
Vedi quel gadget che ti piace, quell’accessorio che non pensavi di volere e che invece ora ti pare indispensabile, lo aggiungi al carrello e al momento di concludere l’acquisto è come se ti fermassero sul nastro trasportatore al supermercato chiedendoti il passaporto.
“Cazzo, non me la ricordo la password di questo sito, OK?” urlo nel silenzio immobile delle 3:23.
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CI SONO SEMPRE STATA

“Eppure io per lui ci sono sempre stata”.
La drammatica consapevolezza della sua natura da crocerossina non leniva il dolore, anzi, se possibile dilaniava la sua anima con ancor più ferocia, fino a farle rinnegare un’intera esistenza trascorsa al suo servizio.
C’era sempre stata, certo. E lo aveva sorretto con cieca determinazione da quando lei stessa ne aveva memoria. Lo aveva protetto dal resto del mondo, accecando con la luce dei suoi raggi la cattiveria e la meschinità  di chi avevano incontrato lungo il cammino. Continua a leggere

LA BRIGATA DEI CATTIVI ESEMPI

“È davvero sicuro di ciò che sta facendo? È ancora in tempo per ripensarci, signor Darwin”.

Le parole del dottor Spencer, presentatosi all’appuntamento con una montagna di documenti da firmare, risuonarono nella stanza minacciose e vagamente fuori luogo.
“Sicurissimo” ribatté senza esitazione.
“Lei non ironizza sul mio cognome, dottore, come tutti quelli che hanno saputo della mia decisione?” aggiunse.
Il battito cardiaco era appena aumentato vistosamente, come confermava l’elettrocardiogramma alla sinistra del suo letto.
“No, perché? Dovrei forse farlo?” sbraitò il dottore fendendo l’aria con le mani per attivare la procedura dal menù-ologramma sospeso sopra le loro teste.
“Non so. Dicono tutti che il mio cognome mi rende un predestinato”.

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ALL’ASILO RIDO

ALL’ASILO RIDO

“Teresa, giochi con me? Dai, scappiamo”.
La schiettezza di quel piccoletto di Gianni la colse di sorpresa.
“Ma che dici?! E se poi ci scoprono ancora?” nicchiò lei guardandosi attorno furtivamente con il terrore che qualcuno li stesse ascoltando.  Continua a leggere

RECLUSE

“Posso? Mi hanno detto di chiedere a te” chiese Francesca affacciandosi alla porta della cucina.
L’imponente sagoma femminile intenta ad affettare zucchine non la degnò di attenzione.
“Scusa, so che sei impegnata. Marisa, giusto? Ti rubo solo qualche minuto, promesso” proseguì la giovane esitante.
tagliereIl colpo secco del coltellaccio sul tagliere segnò l’inizio della svogliata interruzione.
“Cosa vuoi?” sibilò il donnone di spalle asciugandosi le mani con uno strofinaccio.
“Ecco, io sono nuova qui. Sono entrata due settimane fa. Avevo chiesto alla ragazza della cella accanto alla mia, ma lei mi ha detto che qui dentro bisogna rivolgersi a te per queste cose”.
“Queste cose quali sarebbero? Non so di che parli”. Continua a leggere

CASO DOLCE CASO

“Taxi! Taxi!”. Ilaria attraversò la strada con passo sicuro, brandendo lo smartphone che la isolava dal resto del mondo.
Il braccio destro arpionava un’elegante borsa Louis Vuitton di pelle marrone, lasciando sospesa a mezz’aria un’altezzosa mano esile che le conferiva l’aspetto di una nobildonna capitata per caso tra i comuni mortali. Continua a leggere