IL CAMALEONTE

“Buonasera, ho prenotato una stanza per questa notte”.
“Benvenuto, signore. Ha un documento?”.
“Ho il passaporto in valigia, ma non ricordo dove. È proprio necessario?”.
“Temo di sì, signore. Mi dispiace”.

Ci provo sempre, funziona di rado. Caro portiere di notte, ometto untuoso con una camicia bianca di qualche taglia fa: ti vedo mentre mi squadri svogliato, infastidito dall’interruzione del tuo horror di serie Z che ti stavi gustando dal televisorino anteguerra della tua polverosa reception. Chiedo venia per aver interrotto il tuo torpore nullafacente, ma avrei sonno e una certa necessità di infilarmi sotto una doccia bollente.
“Mr. John Austen. Are you English, Sir?”. Continua a leggere

SOLO UNDICI METRI

SOLO UNDICI METRI

Undici metri. Solo undici metri lo separavano dalla vittoria. Quella con la V maiuscola, come la Vendetta. L’orgasmo definitivo.
Un fremito di rivalsa pervadeva ogni sua fibra da due settimane esatte, quando lo stesso portiere lo aveva neutralizzato esponendolo ai feroci sfottò del popolo della strada. Perché mai gli era saltato in mente di giocarsi la carta del cucchiaio? Quell’idiota si era concesso il gusto di renderlo ridicolo senza neppure muoversi di un millimetro. Ricordava ancora il suo ghigno sardonico. Era come se quegli occhietti vispi e perfidi e quelle manone a forma di badile gli avessero vomitato in faccia: “Chi credevi di fregare? Niente da fare, bello: di qui non si passa”.

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