VIAGGIO IN GHIRLANDA

L’Irlanda è perfida. Ti gira attorno, ti circuisce, ti avviluppa da Nord a Sud. 
È più Ghirlanda, a pensarci bene. Una ghirlanda di foglie verdi e fiori variopinti che ti si posa in testa, ci entra e si stabilisce come un inquilino impossibile da sfrattare. 

L’Irlanda è musica, gioia, ospitalità, modestia, bontà d’animo e paesaggi da lasciarci il fiato. Banale finché vuoi, ma questo è. 

L’Irlanda è San Patrizio. Ha convertito i celti al cristianesimo, ma non li convincerà mai a guidare dal lato giusto della strada. E allora affronti le rotonde tuffandoti a sinistra, nella speranza di non trovare San Pietro oltre l’incrocio.  Continua a leggere

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SOLO UNDICI METRI

Undici metri. Solo undici metri lo separavano dalla vittoria. Quella con la V maiuscola, come la Vendetta. L’orgasmo definitivo. 
Un fremito di rivalsa pervadeva ogni sua fibra da due settimane esatte, quando lo stesso portiere lo aveva neutralizzato esponendolo ai feroci sfottò del popolo della strada. Perché mai gli era saltato in mente di giocarsi la carta del cucchiaio? Quell’idiota si era concesso il gusto di renderlo ridicolo senza neppure muoversi di un millimetro. Ricordava ancora il suo ghigno sardonico. Era come se quegli occhietti vispi e perfidi e quelle manone a forma di badile gli avessero vomitato in faccia: “Chi credevi di fregare? Niente da fare, bello: di qui non si passa”.

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RECLUSE

“Posso? Mi hanno detto di chiedere a te” chiese Francesca affacciandosi alla porta della cucina.
L’imponente sagoma femminile intenta ad affettare zucchine non la degnò di attenzione.
“Scusa, so che sei impegnata. Marisa, giusto? Ti rubo solo qualche minuto, promesso” proseguì la giovane esitante.
tagliereIl colpo secco del coltellaccio sul tagliere segnò l’inizio della svogliata interruzione.
“Cosa vuoi?” sibilò il donnone di spalle asciugandosi le mani con uno strofinaccio.
“Ecco, io sono nuova qui. Sono entrata due settimane fa. Avevo chiesto alla ragazza della cella accanto alla mia, ma lei mi ha detto che qui dentro bisogna rivolgersi a te per queste cose”.
“Queste cose quali sarebbero? Non so di che parli”. Continua a leggere

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IL CONTASTELLE

Mino per addormentarsi non contava pecore ma stelle. Rannicchiato contro il vecchio olmo alla sommità della collina che il gregge oltrepassava per discendere al pascolo, il pastore si coricava da qualche notte nella stessa posizione e guardava all’insù, verso quella porzione di volta celeste sempre uguale e delimitata alle estremità dalle fronde dell’albero sovrastante. Continua a leggere

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QUANTO VUOI?

“Cerchi compagnia?”, ripeto come un mantra annoiato all’ennesimo potenziale cliente adescato tra un cocktail e l’altro.

“Dipende”, replicano di solito. Certo, avidi porci schifosi.
Dipende dalle condizioni che vi farò, da che altro?

Anche il calvo viscido incravattato che ho davanti mi risponde così, mentre ripone nella valigetta un tablet con una cronologia web così zozza che immagino farebbe impallidire dalla vergogna quella di un quindicenne alle prime turbe onanistiche. Continua a leggere

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MEMORY PARK

Era lì, in piedi, all’intersezione tra North Railroad Avenue e Garretson Avenue.
A un primo sguardo, i passanti di quella zona di Staten Island lo avrebbero forse scambiato per uno di quegli sgargianti uomini-sandwich che nelle ore diurne invitano i passanti ad approfittare delle straordinarie offerte su giornali e sigarette del chiosco Quick Stop all’angolo. Continua a leggere

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CASO DOLCE CASO

“Taxi! Taxi!”. Ilaria attraversò la strada con passo sicuro, brandendo lo smartphone che la isolava dal resto del mondo.
Il braccio destro arpionava un’elegante borsa Louis Vuitton di pelle marrone, lasciando sospesa a mezz’aria un’altezzosa mano esile che le conferiva l’aspetto di una nobildonna capitata per caso tra i comuni mortali. Continua a leggere

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